martedì 26 gennaio 2021

MARIA D’ALESSANDRO LA SUGGESTIVA SCRITTRICE ITALO ARGENTINA CHE RACCONTA STORIE POESIE, PROVERBI DEGLI ABRUZZESI EMIGRATI IN QUESTO PAESE NEL SECONDO DOPOGUERRA.

 

Cenni biografici

Maria  nasce  il 3 marzo 1947 in Italia a San Vito Chietino, in provincia di Chieti.

Nel 1952, all’età di 5 anni, con la madre e le sorelle raggiunge il padre in Argentina e la famiglia si riunisce.

Nel 1982 torna in Italia e per due anni dove frequenta l’Università degli Studi di Firenze. Ritornata in Argentina, si laurea in Geografia.

Nel giugno di 1992 partecipa al Global Forum a Rio di Janeiro, per essere parte della Associazione “Convocatoria para la Defensa Ambiental”.

È membro della Società argentina degli scrittori di Argentina (S.A.D.E.).

Nel 2005 consegue il Primo premio al Concorso di letteratura FEDAMO, indetto dalla “Federazione Istituzioni Abruzzese in Argentina”.

Dal 2007 crea il Sito www.abruzzeses.blogspot.com per mantenere e diffondere la detta cultura e Dal 2008 crea su Facebook la pagina “Foro Inmigracion Abruzzesa”, quale ponte per gli immigrati in Argentina e altri.

Nel 2010 compila i ricordi di paesani nel libro bilingue “Memorie di racconti abruzzesi” con la  (Prefazione Goffredo Palmerini).

Il 23 maggio 2013, con “Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi “ la  seconda  edizione di “Memorie di racconti abruzzesi” viene invitata a Pescara al “Festival dell’Eccellenza Femminile d’Abruzzo”. Il 30 agosto e il 14 novembre 2013 presenta questo libro a Rosario (prov. di Santa Fe) e Paraná (prov. di Entre Ríos). Nell’ottobre 2013 viene intervistata da Generoso D’Agnese per la rivista "Il Messaggero di Sant’Antonio"  con un articolo dal titolo “Italiani nel Mondo: Argentina. Memorie abruzzesi”.

Nel 2014 vince il Premio ‘Dean Martin’ a Montesilvano (PE) per "essere infaticabile promotrice dell’identità abruzzese in Argentina’ e il Premio Speciale Giuria al Concorso Internazionale Lettera d’Amore a Torrevecchia Teatina. 

L'8 Maggio 2015 partecipa come ospite d’Onore alla  58ª Settembrata Abruzzese Cenacolo a Pescara Colli: “Poesia Teatro Musica Tutto rigorosamente in dialetto” condotto dalla Presidente Gabriela Serafini.

Maria D’Alessandro commossa ha ringraziato nel ricevere dalle mani della Presidente la raccolta antologica di poesie dialettali “Poeti d’Abruzzo” esprimendo grande emozione per essere tra loro ed ascoltare le poesie della sua terra d’origine: il monologo ‘Anniversario di nozze’ e una parte di ‘Rosario Rosario’ ed infine i canti accompagnati dell’organetto che hanno segnato la fine della serata.

Il 14 maggio 2015, con il patrocinio dell’ANFE (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati) è stato presentato da Goffredo Palmerini il libro “Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi” nella  Rassegna di libri “Collettiva di cultura” per lo più abruzzese e nell’ ambito della seconda edizione del  Rosadonna Festival dell’eccellenza femminile in Abruzzo è stato presentato “Un libro in Un Quarto d’Ora” sempre di Maria d'Alessandro.

Dal 18 al 28 di maggio 2015 partecipa con la poesia “SRADICAMENTO” alla mostra fotografica “Ritratti poetici in controtempo”, allestita negli spazi dell’ex-AURUM, di Pescara in cui gli scatti di Ginevra Di Matteo interagiscono con le installazioni del regista teatrale Sabatino Ciocca e del videomaker Loris Ricci, sotto la curatela di Massimo Pamio.

Sradicamento

Sei venuta dal mare e dalla montagna

da un paesaggio di ghiaia e colline.

Sempre nel 2015 esce il libro di poesie bilingue "Quando non sapevo né leggere né scrivere", con prefazione di Vito Moretti (2°. Ed. Ampliata e corretta in agosto 2016).  Inizia a pubblicare nella rivista web internazionale Animamediatica.

Nel 2016 partecipa alla manifestazione "Laboratorio Idee sulla migrazione" presso l'Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, presentata dalla Addetta Culturale Maria Mazza.

Nel 2015 e 2017 invitata all’Evento "Dia del Emigrante Italiano" al Senato Argentino.  Incorso di stampa il titolo bilingue: "Narrazione d’un immigrante."

Il 12 novembre 2017, a Rosario (Santa Fe, Argentina), il Presidente del C.R.A.M. -Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo- Dr. Donato Di Matteo conferisce "Il Guerriero di Capestrano" per essere "una poetessa considerata eccellente tra gli Abruzzesi nel mondo".


Nel giugno del 2019 è di nuovo a Pescara per la presentazione dei "Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi2da. edizione, aprendo il "Rosadonna Festival".

Ha partecipato nella Antologia poetica Art7tv volume 5 (E-Books). Buenos Aires, Vinciguerra Fundación Argentina para la Poesia 2020.

È coordinatrice del Foro Immigracion Abruzzesa, in:

www.facebook.com/foroinmigracionabruzzesa, é vincolo tra i protagonisti della emigrazione nel secondo dopoguerra.

E’ sposata e ha un figlio.


MARIA D’ALESSANDRO: RACCOGLIE MEMORIE, TRADIZIONI, STORIA E RICORDI

Maria D’Alessandro è l’autrice del libro “Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi”, italiano e spagnolo, con la prefazione di Goffredo Palmerini ristampato nel 2013. “L’opera, che   stata compilata dalla viva voce di suoi connazionali che hanno vissuto a cavallo di due continenti, è una raccolta di racconti memorie, poesie, indovinelli, aneddoti."


Molti emigranti abruzzesi vennero in Argentina  per riavviare la vita in un paesaggio di pianura con molte divisioni delle varie terre che comunicavano tuttavia con la ferrovia. Qui le mani febbrili dei nostri conterranei modellarono abitazioni, magazzini, chiese. Con grande passione operarono: Enrico Spinelli, Antonio Di Pietrantonio, Maria e Aurora Di Nardo, Antonio Lattanzio, insieme a molti altri. È successo in Bernal, Quilmes, San Francisco Solano, Florencio Varela e Berazategui.      

I ricordi dell’anima sono rimasti intatti, come un cofanetto di gioielli, collane, anelli e spille. Gli undici capitoli che riflettono la giocosità, l’ingegno, la religiosità, la testardaggine, gli affetti, l’attaccamento alla terra spesso venivano ascoltati nel silenzio della sera, quando avevano finito la lavorazione della terra e la cura per la gregge, altri seduti in classe, e tutti oggi tessono queste storie che ammiriamo e magnifichiamo.

 

"Quando mi sono avvicinata al Circolo Abruzzese ero in possesso di questa idea e missione: raccogliere ricordi, emozioni, storie imparate intorno al “focolare”.

"Fui ascoltata dall’allora Presidente del Circolo e della FEDAMO (Federazione delle Istituzioni Abruzzesi dell’Argentina) Angelo Di Donato e così cominciai."

 

Si direbbe che la memoria ha la sua dinamica, come un fiume che scorre: a volte lo fa in fretta, mentre altre volte non tanto, ma sono sempre svegli, vanno alla ricerca di qualcuno che li ascolti e ne prenda tesoro. Così questi ricordi che i miei amici mi hanno confidato forse ci avvicinano maggiormente alla terra degli nostri antenati.

La scrittrice ha inoltre proposto e partecipato a vari incontri in 'Omaggio alle donne immigrate'.

Nel suo libro “Donne coraggiose. Storie dell’emigrazione femminile” dice che è ancora poco conosciuta la storia di queste donne coraggiose che intrapresero viaggi lunghissimi a fianco del padre o del marito e talvolta da sole. Nel volume viene delineato anche il profilo di Maria D’Alessandro tra altre donne ricche di forza e coraggio che si fa apprezzare per la capacità culturale l’intelligenza, lo spirito associazionista e l’attaccamento alla tradizione italiana. Nel suo libro bilingue “Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi” l’autrice compendia proverbi, favole, racconti, poesie, custodite con amore per gli abruzzesi e molisani arrivati all’Argentina negli ’50. 

“Maria D’Alessandro comincia ogni mattina, accende il computer e dopo aver dato un’occhiata alla posta si dedica alla sua pagina Facebook dedicata al Foro Inmigracion Abruzzesa, spazio virtuale quale luogo d’abbraccio tra gli immigrati italiani sparsi per il mondo, che come lei si riconosco nella cultura italiana”.

 

 

Poesie

Il cane scappa (da Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi")
“Guarda, guarda il cane scappa,
ha portato via la pappa
via la pappa del mio bambino
per portarla al cagnolino
il suo cagnolino tutto contento
se la mangia in un momento
se la mangia e fa bu bu
e la pappa sparì”.
(Bianca Ciarniello in Rapino: imparato da nonna Sunta quando ero bambina”)

 

 Stella stellina (da Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi”)


Stella, stellina,
La notte si avvicina
La fiamma se spegne
La mucca nella stalla
La mucca e il vitello
La chioccia e il pulcino
La pecora e l’agnellino
Ognuno ha il suo bimbo
Ognuno ha la sua mamma, e
Tutti fanno la ninna nanna.
(Antonio Lattanzio, imparata a 10 anni)

 

Il nonno e il nipote (Antonio Di Pietrantonio, imparato dal nonno tra i 13 e i 14 anni)


C’era una famiglia contadina che lavorava la terra. Il nonno si chiamava Gregorio e il nipote Ciccio e ragionavano in maniera differente.
Il nipote sosteneva che con i soldi si potesse comprare tutto.
Ciccio: Con i soldi si compra il pane
Gregorio diceva: Il pane sì, ma no l’appetito
C: Compro il letto
G: Ma non il sonno
C: Compro un libro
G: Ma non l’intelligenza
C: Compro i vestiti
G: Ma non la bellezza
C: Compro la casa
G: Ma non il foccolare
C: Compro le medicine
G: Ma non la salute
C: Compro una donna
G: Ma non l’amore
C: Compro divertimenti e lusso
G: Ma non la felicità


Pubblicazioni:

Memorie di racconti abruzzesi / Recuerdos de cuentos abruzzeses, Prefazione di Goffredo Palmerini. A costo mio. Buenos Aires, 2010 

Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi / Relatos en la memoria de los inmigrantes de AbruzzoPrefazione di Goffredo Palmerini. 2da edizione accresciuta. Buenos Aires. Ed. Dunken 2014 e 2019.

Quando ancora non sapevo ne  leggere ne scrivere / Cuando aún no sabía ni leer ni escribir Premesa Vito Moretti. Presentazione Maria Gonzalez Rouco. – 1ª ed. – Ciudad Autónoma de Buenos Aires. 2da. edizione accresciuta. Buenos Aires. El Escriba, 2015 e 2016.

 

Collaborazioni editoriali

FEDAMO - Federación de Instituciones Abruzzesas en la Argentina: Obras seleccionadas, volumen 1,  1a. ed. La Plata, Universitaria de La Plata, 2006. Dove vince il Primo Premio con il racconto "Oggi il Circulo compie 52 anni" 

A la hora de la siesta: magia y rebeldía. Maria Argañaraz (et al.) Villa Celina. Enigma Editores, 2012.

Revista Nexo BCN. Biblioteca del Congreso de la Nación Prensa y Difusión. Aforismos. Buenos Aires, 2012.

Lazos poéticos 2014. Revista del Ateneo Poético Argentino Alfonsina Storni (Integrante de la Sociedad Argentina de Escritores) –Maria D’Alessandro ‘En cada amanecer’-. Ediciones AqL. Vicente López, 2014.

Donne coraggiose. Storia dell'emigrazione femminile. Enrica Filippi. Prefazione Tiberio Faraci. Cap. VI Donne in Argentina -Maria D'Alessandro. ERMES Servizi Editoriali Integrati S.r.l. per conto della Aracne editrice S.r.l. Roma, 2014

¿Por qué Poesia? Maria Ramondo …[et al] compilado por Daniel Luján; ilustrado por Guillermo José Roura. 1ª. Edición Ciudad Autónoma de Buenos Aires; Dunken, 2015.

Las Letras del Face. Cuento y Poesía. Tomo XIII Compilado por Ramona Esther Sánchez - Maria D’Alessandro ‘Entre mares y caracoles’. Buenos Aires Ed. Dunken, 2016.

Rigopiano La Terra e la Neve. A cura di Franco Pasquale. Postfazione Assunta Ferraro. –Maria D’Alessandro ‘Montagna Madre’. Editoriale Tabula fati. Chieti, 2017. 

Poesia Desplegada. Compiladora Marita Rodriguez-Cazaux –Maria D’Alessandro ‘Te arropan lectura heredadas’. Editorial Dunken. Ciudad Autonoma Buenos Aires, 2019. 

"Raccontami L'Abruzzo " Volume 2. A cura Rita La Rovere. Posfazione Vito Moretti. -Maria D'Alessandro 'Oh! Mio caro amore'. Reggio Calabria. Editoriale Tabula fatti. Chieti, 2019.

Ha partecipato nella Antologia poetica Art7tv volume 5 (E-Books). Buenos Aires, Vinciguerra Fundación Argentina para la Poesia 2020.

 

Recensione a cura di Elisabetta Mancinelli 

email:  mancinellielisabetta@gmail.com

lunedì 30 novembre 2020

CATERINA FRANCHETTA: RITRATTO DI UNA POETESSA.

 


Caterina Franchetta, nata a Pescara durante la guerra, ha vissuto la prima giovinezza tra il mare e la campagna. Ha iniziato a lavorare come impiegata giovanissima, prima a Pescara, poi a Teramo e dal 1970 a Reggio Emilia. Computista commerciale, impiegata alla Monti di Pescara, e poi all’ENEL. 

Per oltre un decennio ha curato con passione un’associazione di anziani: l’ANSE  in attività culturali, ricreative e assistenziali (mostre fotografiche, viaggi, pranzi, interviste, anche un concorso di poesia ecc).

Ha partecipato a moltissimi eventi con i poeti della Settembrata Abruzzese, associazione fondata nel 1952, in particolare dal 2015 è presente alle varie edizioni della Via Crucis organizzate dalla stessa associazione.

Dal 2009 ha iniziato a scrivere poesie e non ha più smesso. Da sempre appassionata della parola, partecipa attivamente a reading poetici e si mette in gioco ai Poetry Slam con suoi testi in lingua e in vernacolo abruzzese. Ha partecipato a Montesilvano all'ultima edizione 2020: “E lasciatemi divertire”, dal Futurismo al Poetry Slam  per il progetto “P/Ponti di Parole”: quattro pomeriggi di letteratura che ci muove! Si inizia con “E lasciatemi divertire… dal futurismo al Poetry slam” ovvero dalle avanguardie letterarie e artistiche del primo ‘900 fino alle ultime tendenze di poesia performativa.L’evento è inserito nell'ambito di “Voltapagine fest – letteratura e nuove generazioni” un progetto di promozione della letteratura, organizzato da Ooops! (scuola di scrittura e narrazione).



Nel 2018 ha pubblicato una raccolta di poesie in vernacolo “La parlatura parlate” corredata da un cd dove la poetessa dichiara:
 

"ho riunito venticinque poesie scritte dopo il mio ritorno in Abruzzo, avvenuto dopo quarant’anni di permanenza a Reggio Emilia, terra dalle nordiche radici. Per me è stato come un cammino nel passato strutturato all’insegna del cambiamento di oggi, dove io stessa sono la storia che si racconta nei fogli, volanti come i pensieri stampati che l’hanno generata, racchiusi in copertine ritagliate da una vecchia coperta di lana di pecora abruzzese e legati dal filo di lana della memoria. Un progetto particolare che esula dalla normale stampa fredda di un comune libro tipografico. Ogni opera è diversa l’una dall’altra ed è personalizzata, ricamata su misura con l’animo e lo spirito che hanno ispirato i testi scritti e il prodotto finito è una specie di opera d’arte dove il contenitore contiene copertina, fogli e fil di lana, a loro volta aperti al cammino nel futuro. Un’ edizione vissuta in un concerto di più mani, chi taglia la coperta e chi la cuce, chi chiede alla parola – come ti scrivi? – E chi ascolta la mia voce con l’interesse di una prima”. 

Nel 2019 durante il corso di poesia alla Scuola Macondo ha realizzato la raccolta in vernacolo “L’urganette de lu tembe” e partecipato con le sue poesie all'antologia “Presentosi”.  


Classificata in numerosi concorsi letterari, i suoi scritti sono inseriti in varie antologie.Tra i Tanti premi va ricordato il Premio speciale della giuria alla IX edizione del Premio letterario nazionale d’Annunzio a Città Sant’Angelo.

Una sua poesia è inserita nel volume Riprendiamoci la luna (Di Felice edizioni, 10 euro, 58 pagine) l’antologia curata da Dante Marianacci,  si presenta così come un tentativo di difesa della luna romantica, la grande musa ispiratrice della poesia di tutti i tempi, o almeno questo lascia intendere l’ironico titolo. Del resto il tema della luna magica, da un lato sottolinea l’interesse che il cinquantenario dello sbarco ha creato nell'anno appena concluso, dall'altro protegge l’idea che in fondo la luna rimane ancora quella dei poeti, quella di Leopardi, citato all'inizio della prefazione, o quella di Ariosto che con una sua epigrafe dà inizio all'intero libro.

 

POESIE


A MIA MADRE


O madre mia
da te lontana e carica d’anni
ancora con occhi da bambina
ti rimiro incorniciata.
Quel giorno senza uguali
tenevi nel braccio bianchi garofani uniti a fronde verdi
ed indossavi la candida veste
lunga, in crespo, arricciata al petto
con lo scollo a punta,
snella la tua figura e serio il viso,
sui neri capelli ondulati
la corona di fiori d’arancio e il velo
scendeva fino a terra come vaporosa nuvola ai tuoi piedi.
Accanto a te mio padre
con l’abito scuro, la cravatta a farfalla, i guanti bianchi,
aveva gli occhi lucenti.


SULLA POESIA    

Scrivo per capire il mondo

e io;

ma se il mondo non mi aiuta

e io resto un mistero

per chi scrivo?

Forse per le rose

che non fanno domande;

a maggio

chi si fa rossa, chi gialla,

chi si sbianca.

Calamitarmi nei colori!

Rischio d’esistere,

m’arrendo.

16-5-2013


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Io quando scrivo sono in compagnia,

oggi ai versi di ieri aggiungo una parola

antica o nuova, cambio in variazioni                                          

mi piego, entro nei dettati dell’altrove,

ascolto, colmo d’umiltà le mie capriole

e lievito un pane di misericordia.

 

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Grazie o mio segno,

sia che di sottile o intemperata punta

continua tu la mia amicizia con la luce pura

nel sole o forse Dio

ritorna alla scrittura

nel domandarmi come mai, da quando,

torna alla sorgente,

già in quel mio primo incontro

il sole ruzzolando

si nascondeva nell'innevato monte.


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Va penna mia,

ti penso indifferente

e poi m’imbrigli, lascia,                                                     

la vera libertà vuole l’affido

non è poesia la mia,

ma una ricerca di chiarore,

io, fra le stelle sento padrone il sole

vicino nel luminoso fuoco

riverbera unicamente a me diretti raggi

consola e ripaga il mio bisogno di aprire varchi,

togliere barriere

e spalancarmi alla luce.

24-2-2010


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Se vuoi pubblicare un libro di poesie

non raccontare della nonna e della zia,

e lascia stare i Santi (soprattutto Dio),

sulla morte, solo vaghe allusioni,

e taci della politica le tue posizioni,

unisci un po’ di scetticismo, qualche indecisione,

un pizzico di stupore, un certo languore,

un alone di mistero, tanta passione;

scrivi con cognizione, evoluta forma

purché ispirata a questo e quello;

scrivi ciò che ti viene in mente

ma lascia nel computer

ciò che non interessa la gente;

siano i momenti tuoi segreta scaglia,

i tu per tu qui non c’entrano nulla;

prenditi tempo, e una raccomandazione:

solo testi brevi, potresti perdere il filo;

sia la tua verosimile poesia,

e se scrivi per conoscerti

e questo ti ruba troppo tempo

lascia al tempo il tempo di capire.


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 E la ricerca sulla parola che scava

e ci fa conoscere aspetti di noi stessi,

lo stile personale, la qualità del testo

che va oltre l’emozione del momento,

il passo avanti verso inusitati campi,

ma soprattutto le motivazioni profonde

che ci legano intimamente ai nostri scritti? 

Addio poesia.

3-2-2014


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Da “La parlatura parlate”

POETE DE NU JURNE O ‘NA MATINE


Poete de nu jurne o ‘na matine?

Ma che ne sacce i’ ddò sta lu vere.

Me vuje fa nnazzecà’ mo ca è la sere

da ‘na speranze che me fa sta meje.

Me vuje mannà a mme ddù righe scritte

a ccore a ccore, che ddice ca se so sìngere 

facce la cunuscenze nghe nu mistere

che m’addummanne se le vuje pe spose.

E me le pije, se nghe lu carre de ‘na vôte

porte pe dote ‘na scèrte de parole andiche,

da mette mmende a mme, pe famme dice

ca pe n’amore ma retrove a fa la poete.

E pazzijenne nghe lu girallà de la poesïe

setacce canije e ffiore a tutte l’ore, e le dinghe

a cumbà vende che le manne addò je pare

e chi la rcoje, la rcoje e nne le sperde.

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Cosa ho in comune con quelli

che di mestiere affermano essere poeti?

Forse la necessità

che ad un tratto mi prende

di riempire gli spazi sulla carta bianca

con parole che non userei ordinariamente

se non mi trovassi presa dal bisogno.

Non sono io che scrivo

ma è la scrittura che sola s’accende,

la mia, semplice come io sono,

un’anziana signora

che se avesse potuto seguire

altre vie, forse

oggi potrebbe dirsi altrimenti.

Non è rimpianto, ma costante

verità che tengo innanzi

per proseguire nei vicoli dei versi

prima che sia tardi.

Raccapezzare cosa ci sto a fare

in questo strambo mondo,

di quel che so e di come niente sono                                   

e di questo niente

finché avrò voce

parlar serenamente.

2009

******

L’italiano

E’ palese, ho divorziato dall'inglese

l’interesse mio è rivolto altrove.

Ho una passione per quell'italiano

mio compagno delle elementari

rivisto tempo fa: mi ha folgorato.

Aspetto latino, niente invecchiato

vestito alla moda, ben adeguato.

Da allora ci siamo frequentati.

In sua compagnia ho gran diletto,

ogni sera a letto, nella buonanotte

si dà l’appuntamento nei miei sogni.

A casa mia, spesso scorda qualcosa,

la giacca, l’ombrello o il cappello.

Vuol mettere radici? Quando va via

mi lascia sola, assorta e pensierosa.

Vocabolario di sorprese nella tasca,

parole solite, capriolando rinnova,

le mette a cavallo a una gazzella, 

aleggia in luoghi chiusi a chiave

e scava solchi, alle mie domande

chiede lui pareri, allerta antenne,

di gente troppo seria è il seduttore.

Un’inglesina a volte gli rifila termini

sospetti - io capisco a volo, sono

gelosa, l’intrusa potrebbe adombrare

il nostro dire - ma lui nulla teme, 

ha spalle forti e modulata voce,

mai uguale, per certi versi originale,

per me è tutto da scoprire.

Quando incantata accolgo il dono

d’una parola nuova, senza pari,

curiosa ardo e più m’innamoro,

vorrei rinascere e ricominciare

compagni di scuola come allora.

2009


Ricostruzione storiografica: Elisabetta Mancinelli

e-mail: mancinellielisabetta@gmail.com



domenica 29 novembre 2020

LE FESTE DELL’AVVENTO IN ABRUZZO


l’avvento 2022 quest’anno comincia domenica 27  novembre e termina  giovedì  4 dicembre.


Dopo le varie celebrazioni legate alla commemorazione dei  defunti e alle feste dedicate a San Martino, caratterizzate dappertutto da momenti di spensieratezza, il ciclo dell’anno prosegue con i rituali del periodo dell’Avvento  in un crescendo di usanze, che culminano con la solennità del Natale che in Abruzzo, secondo i più autorevoli antropologi e studiosi del folklore (Finamore, Giancristofaro....) è  la più importante dopo la Pasqua.           
Le “ Tempora di Avvento” è un periodo di quattro settimane  che ha inizio a partire dalla domenica più vicina al 30 novembre. In questo mese, in attesa del tempo ciclico, che il mondo contadino  identifica con il rinnovamento della natura, si celebrano eventi festivi e particolari riti che assumono la funzione di attesa e di purificazione.



 UN SANTO NATALIZIO  SAN   NICOLA
Una  credenza che risale al Medioevo afferma che al nome di San Nicola è legata l'origine di Babbo Natale, figura mitica presente nel folklore di molte culture che distribuisce i doni ai bambini, di solito, la sera della vigilia di Natale.

Il  6 dicembre  si  celebra  a  Pollutri, un paese non  lontano da Vasto, San Nicola di Bari importante in Abruzzo in quanto protettore dei pastori transumanti. Una leggenda vuole che San Nicola sia arrivato in Abruzzo   attraverso il tratturo Magno o del Re (L’Aquila- Foggia).
Secondo un’arcaica tradizione il Santo, durante una terribile carestia, avrebbe salvato la gente di Pollutri, moltiplicando  un pugno di fave riuscendo così a sfamare tutti. Da allora, ogni anno a ricordo dell'avvenimento, la sera del 5 dicembre, data della morte del Santo, vengono allestiti sulla piazza principale del paese grandi calderoni in cui vengono lessate le fave che, al termine del rito della bollitura, vengono distribuite ai convenuti insieme alle ciambelle rituali, preparate nei giorni precedenti la festa.
S. Nicola di Bari, viene festeggiato anche  nella piccola comunità di Cansano e dalla vicina Campo di Giove che, per l'occasione, scendono alla “Pujetta”, cosi chiamata in quanto posta geograficamente più in basso rispetto a Campo di Giove per prendere le pagnotte benedette, che un tempo venivano "ammassate" per questa festa.  Le pagnottelle ancora oggi si ottengono con pasta di pane speziato con semi di anice che anticamente venivano stipate in grossi sacchi e portate nella chiesa di S. Nicola per essere benedette.
Nella chiesa era preparata una bilancia a due piatti sostenuta da una lunga catena pendente dal soffitto.
Il rito consisteva nel pesare prima la donna che offriva il pane  ma questo doveva pesare più  della donatrice. Dopo la messa le pagnottelle venivano distribuite a tutti i presenti, ai poveri e i malati.   Nei tempi antichi tutti i cansanesi, con la neve e col freddo intenso, salivano sul monte dove era situata la chiesa di S. Nicola per chiedere al Santo l'abbondanza nel raccolto e la protezione da ogni calamità.

 I “Fuochi” e il loro significato
E’ difficile ricostruire il significato originario di alcuni riti delle società arcaiche e uno di questi prevedeva come usanza accendere i fuochi, sia individualmente che in forme collettive.
Nell’antichità i fuochi erano considerati feste di rinnovamento, di buon auspicio e di purificazione per il nuovo ciclo del tempo e l’ Abruzzo conserva, nelle sue tradizioni, molte feste di “fuochi” soprattutto nel Tempo dell’Avvento. Nei secoli, con l’affermarsi del Cristianesimo, le feste popolari presentano una consistenza di elementi pagani e cattolici fusi fra loro e i fuochi della festa pagana, esercitano la loro funzione purificatrice, non solo per ottenere un buon raccolto, ma per mondare la comunità dai peccati, e in questo senso preparare un nuovo anno propizio. Diverse sono le festività che si celebrano con “I Fuochi” in Abruzzo  nel periodo dell’Avvento.
                                                 
 FESTA  DEI  FAUGNI  AD  ATRI
All' alba dell' 8 dicembre, ad Atri, in provincia di Teramo, si ripete l’ antichissima tradizione popolare  dei “Faugni” (dal latino "fauni ignis", cioè fuoco di Fauno). Nel paese l' originario rito pagano s'è mescolato a quello della festa cattolica per l' Immacolata Concezione di Maria: i Faugni sono apparsi per la prima volta nei riti religiosi nel 431 d.C. con il Concilio di Efeso”.
Riprendendo simbologie solari delle feste latine, i faugni nascono dalla fusione di una consuetudine pagana e contadina: infatti, un tempo, nelle campagne attorno ad Atri, i contadini accendevano dei fuochi, a fini propiziatori prima del solstizio d'inverno, in onore di Fauno, divinità pagana associata alla fertilità della terra, protettrice di pastori, greggi e agricoltura.
La sera del 7 dicembre il parroco della cattedrale benedice il falò che servirà all'accensione dei faugni all'alba del giorno dopo. Da questo magico rito deriva appunto la tradizione che consiste nell'accendere e portare in processione per la città alti fasci di canne legati da lacci vegetali. Il giro dei faugni per vie e piazze del centro storico di Atri, termina nella  piazza del Duomo, dove i fasci di canne ardenti bruciano in un grande falò.

 

                                                   

 "I favore"  

A  Collelongo (Aq)   vige ancora una antica tradizione, la sera del 7 dicembre, vigilia della festa dell'Immacolata, si accende in piazza un grande falò chiamato "I favore". Nella credenza popolare il falò ricorda  anche qui la luce dei fuochi che guidarono gli angeli che portarono la "Santa Casa" da Nazaret a Loreto. Intorno al falò viene distribuita polenta a tutti i presenti.




                         



  




                         Festa dell'Immacolata Concezione 8 dicembre




Un antico detto abruzzese così recita “Santa Maria Cuncette, a Natale diciassette” indicando che la festa dell’Immacolata Concezione da tempi remoti viene solennizzata dagli abruzzesi. In tutta la regione la sera del 7 dicembre si usa accendere grandi fuochi  “li fucaruni” in onore della Madonna che, secondo la tradizione religiosa, servono ad illuminare il cammino degli angeli che trasportano la Santa Casa di Nazareth a Loreto. Secondo le  simbologie consuetudini pagane e contadine i Fuochi  sono propiziatori di buon auspicio per il nuovo anno.





Anche a San Valentino (Pe)  si celebra  l’Immacolata Concezione. La festa si svolge nell' arco della mattinata con la celebrazione di solenni funzioni  nella chiesa di S. Donato dove è la statua della Madonna, segue una solenne processione per le vie del paese.  Nel corteo sfilano la grande Croce Celeste e la bandiera recante al centro un ricamo della corona della Madonna. Alla manifestazione prendono parte i componenti della Congrega dell'Immacolata Concezione e di Sant'Alfonso che per l'occasione indossano una particolare veste bianca e celeste (divisa della congrega). La festa ha termine nel  pomeriggio in piazza dove la banda musicale accompagna il tradizionale Ballo della Pupa: un fantoccio di cartapesta nel cui interno cavo si nasconde un uomo che lo fa camminare e ballare mentre esplodono i numerosi bengala e petardi che reca indosso.

 

                                                            FESTA DI SANTA LUCIA 

Anche Santa Lucia, protettrice della vista, nelle campagne viene celebrata con fuochi notturni rituali chiamati “faugni” che simboleggiano il bisogno umano di illuminare il giorno tradizionalmente considerato il più corto dell’anno prima del solstizio d’inverno. In passato  si accendevano i fuochi  non solo per festeggiare S. Lucia, ma anche  il 4 dicembre per S. Barbara, protettrice dei minatori ed artificieri oltre che per l’Immacolata ConcezioneLa festa cade il 13 Dicembre, data della morte di S. Lucia e  la celebrazione, in un giorno  ritenuto il più corto dell’anno, è dovuta probabilmente alla volontà di sostituire antiche feste popolari che celebravano la luce. Quindi sarebbe privo di fondamento l'episodio di Lucia che si strappa gli occhi, l'emblema degli occhi è invece da collegarsi con la devozione popolare che l'ha sempre invocata protettrice della vista a causa del suo nome, Lucia, da lux, luce.
 A  Prezza  paesino   della  conca Peligna, stazionò per un certo periodo il corpo di S. Lucia in viaggio verso Venezia per ordine del Doge Enrico Dandolo, subito dopo la fine delle crociate, per dare ad essa la definitiva sepoltura. Le spoglie della santa vennero affidate al Vescovo di Corfinio  il quale decise di custodirle nella fortezza prezzana. In paese si diffuse quindi il culto per Lucia e venne edificata nel 1200 circa una cappella votiva per i tanti pellegrini che vi si recavano. Nel  corso degli anni essa fu circondata da mura e venne costituita la nuova parrocchia a lei dedicata.
Oggi la chiesa si trova nel centro del paese e all'interno, in una nicchia, è collocata una preziosa statua lignea della fine del 1400 raffigurante S. Lucia.
Al mattino di ogni anno, il 13 dicembre al suono delle campane, i prezzani si recano prima in chiesa per la messa solenne e poi sfilano in  processione per le viuzze del borgo; le donne portano grandi ceste di ciambelle a forma di occhi da donare ai  portatori della statua di S. Lucia  e ai partecipanti al rito.
 
Anche a Torre de’ Passeri  Il 13 dicembre si celebra Santa Lucia, martire siracusana del Cristianesimo delle origini che  nel paese è venerata da secoli. In questo giorno la cittadina si anima di una serie di  appuntamenti religiosi e civili che ogni anno richiama la curiosità degli abitanti dei paesi limitrofi e di molti torresi emigrati all'estero che anticipano il ritorno in paese per le feste natalizie. Sin dalle cinque del mattino i botti di mortaretti e la musica della banda “Città d’Introdacqua” danno la sveglia a tutti i torresi. Nel pomeriggio una solenne Processione, preceduta dalla Santa Messa,  sfila tra le vie dell’antico centro e la  statua della Santa  viene  portata a spalla da quattro portatori, in un singolare corteo religioso, guidato dal parroco di Torre de’ Passeri, dal sindaco  e numerosi fedeli. Intorno alle 19, la tradizionale “Pupa”,  grande manufatto di cartapesta con le sembianze di donna,  viene fatto ballare da un ballerino che si cela nel suo interno, e, in un valzer di fuochi pirotecnici, si concludono i festeggiamenti.
Il Tempo dell’Avvento  è il tempo dell’Attesa  (dal latino “adventus”) che precede l’arrivo del Messia Salvatore secondo quanto profetizzato nell'Antico Testamento. Per i cattolici  ha un  doppio significato teologico: è  sì il tempo di preparazione al Natale ma anche il tempo  in cui gli spiriti si rivolgono all'attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi, un periodo dunque di speranza e insieme di purificazione.


Ricostruzione storiografica di Elisabetta Mancinelli 
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